Un richiamo al ventre materno, uno spazio fertile dove la percezione è veicolo di comprensione. La terra come spazio poetico dove proiettare il nostro vissuto. Ci immergiamo nella concretezza della materia attraverso un’estetica incarnata. Ciò che ci racconta è la nostra natura organica, ciò che ci fa crescere, che ci sostiene e ci nutre. Quello che dentro di noi si muove, ci porta a un continuo mutamento, a vivere. I semi di un pensiero consapevole, devono ancora dischiudersi. Per riappropriarsi di un senso d’identità condivisa: piantiamola (o piantiamoli) di nuocere, compromettere, demonizzare e distruggere NOSTRA MADRE

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