Il modulo da riempire è quello verde. Quello giallo è per le coppie etero sposate, quello viola per le coppie omosessuali. Il modulo verde è quello per quelli come. Le ultraminoranze. Quello dell’ ultraminoranza è un termine che trovo divertente: sa di estremo e sparuto gruppuscolo di aborigeni dell’ultima isola del più lontano oceano del più minuscolo dei pianeti della galassia. Qualcosa che è possibile vedere soltanto col più potente dei microscopi. Al diavolo le minoranze, fanculo le ex minoranze: adesso ci sono le ultraminoranze da proteggere e da esibire sulla spilla al posto degli ormai esausti e moribondi panda. C’è anche il biglietto. “Daniele(a), nel suo giorno più bello”. In cima alla torta nuziale c’è anche la statuetta. Una sola, naturalmente. Mi siedo sul mio letto con in mano i miei bon bons in versione ultraminoranze compilo con cura il modulo. Quattro possibilità sotto il mio nome, circa il mio stato familiare. Single, Sposato (s’intende con una donna), Coppia (che vuol dire coppia omosessuale) Unico (cioè come me). Unico. Sposato con se stesso.
Testo: Francesco Barilli
Regia: Chiara Macinai

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